Un uomo segue le tracce dei ragni fino a un grande albero: quando ha guardato più da vicino, gli si è gelato il sangue nelle vene

Rannicchiato fuori dall’albero cavo, David si affrettò a cercare un segnale di cellulare. Finalmente riuscì a connettersi e inviò una serie di foto ad alta risoluzione a Sarah, una cara amica ed ecologa ricercatrice specializzata in specie invasive. In pochi secondi, il suo telefono vibrò. La voce di Sarah non era piena di fascino; era tesa dal panico più totale.


Identificò rapidamente gli aracnidi che brulicavano come una specie invasiva altamente distruttiva, capace di soffocare completamente gli ecosistemi autoctoni se avessero deposto le uova. «Se quella colonia si diffonde oltre il burrone, David, è finita», lo avvertì.


David si rese conto che stava correndo contro un orologio biologico che ticchettava inesorabile. Preparò freneticamente l’attrezzatura e si precipitò attraverso il bosco buio come la pece, orientandosi nel terreno fangoso e devastato dall’alluvione alla luce della torcia. Doveva coinvolgere immediatamente le autorità. Ma sapeva che sarebbe stata una sfida enorme convincere la polizia locale a prendere sul serio una voce su dei ragni, quando l’intera contea si stava ancora riprendendo da un disastro catastrofico. Doveva convincerli prima che lo sciame si spostasse.