Superando il suo istinto immediato di tornare indietro, David impostò la torcia frontale sulla potenza minima e si avvicinò. L’autostrada argentata di ragni conduceva direttamente a un’ampia fessura frastagliata alla base dell’albero. Sporse la testa all’interno del tronco, puntando l’obiettivo della fotocamera verso quella caverna inquietante e luminosa.
L’interno del tronco era enorme, completamente svuotato dal tempo. Le pareti interne formavano una cortina ondulante e pulsante composta da milioni di ragni che tessevano ragnatele infinite. Ma non coprivano lo spazio vuoto. Un’intensa luminescenza verde ultraterrena si riversava copiosamente su una forma massiccia e non identificabile incastrata saldamente all’interno del nucleo.
Era una massa frastagliata e geometrica, completamente avvolta da decenni di fango calcificato, polpa di legno e fitte ragnatele. David sforzò la vista, ma nella luce pulsante sembrava assolutamente alieno: un’enorme escrescenza metallica che le antiche radici avvolgenti dell’albero avevano inghiottito intera e sollevato a dieci piedi di altezza. Non riusciva a capirne il significato, ma la sola imponenza dell’oggetto nascosto gli faceva venire la pelle d’oca.