Marian sorrise e gli fece cenno di seguirla più in profondità nella struttura labirintica. Mentre camminavano, Arthur si rese conto che la casa rifiutava completamente gli angoli retti tradizionali, scorrendo invece come un organismo vivente. I piani di lavoro della cucina erano ricavati da un’unica lastra di labradorite luminosa che brillava di sfumature iridescenti di blu e verde ogni volta che la luce proveniente dall’alto cambiava posizione.
La camera da letto principale era sospesa come un nido d’uccello sopra una piscina riflettente interna, raggiungibile solo tramite un ponte di vetro rinforzato e ultraclaro. Persino le pareti sembravano funzionali, nascondendo pannelli segreti attivabili al tocco che rivelavano spazi di stoccaggio e di lavoro perfettamente integrati. Era un capolavoro di ergonomia, che fondeva utilità e arte raffinata.
Ogni finestra era strategicamente inclinata per incorniciare il cielo esterno, bloccando al contempo qualsiasi vista sul normale quartiere di periferia. In piedi al centro della casa, Arthur si sentiva completamente isolato dalla realtà, intrappolato in una brillante illusione di spazio infinito. Era una completa sovversione del classico bungalow americano. Ribadì ancora una volta le sue scuse.