Posò il biglietto e aprì il cestino della spazzatura sotto il lavello, dicendosi che stava solo cercando la ricevuta dei fiori. Invece, nascosta sotto uno strato di carta da cucina, trovò una piccola scatola, schiacciata come se qualcuno avesse voluto sbarazzarsene in fretta. La tirò fuori e la rigirò tra le mani.
Era la confezione di un test di gravidanza, senza il bastoncino di plastica. La sua mente si bloccò per un secondo, poi iniziò a vagliare tutte le possibili spiegazioni contemporaneamente, nessuna delle quali portava a nulla di buono. Avevano parlato di figli prima che lui partisse, e avevano deciso di aspettare fino al suo ritorno definitivo. Sette mesi erano stati sufficienti perché i piani cambiassero senza di lui?
Dietro la scatola, seminascosta, c’era una busta della farmacia con una ricevuta spillata. La estrasse e diede un’occhiata all’etichetta: vitamine prenatali, ritirate tre settimane prima. Al posto del nome della paziente, c’era un numero identificativo. La posò con un sospiro di frustrazione.