Vedendo il loro capo trascinato nell’oceano e l’enorme nave della Guardia Costiera che si avvicinava, i restanti due pirati furono presi dal panico. Accelerarono al massimo la loro scialuppa, abbandonando il loro capo e fuggendo in mare aperto. Pochi minuti dopo, robusti ufficiali della marina tirarono fuori dall’acqua, sano e salvo, un Leo infreddolito ed esausto, tagliando rapidamente le corde che lo legavano prima di ripescare il capo dei pirati, che ansimava, proprio dietro di lui.
Una volta al sicuro sul ponte caldo, l’ufficiale in comando spiegò come erano riusciti a trovarli. La disperata chiamata radio di emergenza di Maya era stata infatti pesantemente distorta dal disturbatore di segnale dei pirati, ma i sensori high-tech della flotta di pattuglia della Guardia Costiera avevano immediatamente segnalato quell’improvviso muro localizzato di interferenze artificiali. Riconoscendo l’interferenza elettronica tipica di un noto gruppo di pirati moderni, le autorità avevano mappato con precisione le loro ultime coordinate conosciute e avevano corso contro il tempo per raggiungere il luogo. Sapevano che gli amici erano finiti accidentalmente in una zona pericolosa e arrivarono appena in tempo per evitare una tragedia.