“Sapevi che i marinai si tatuavano le rondini sulla pelle?” Disse Lily, rigirando la busta tra le mani e ispezionando il sigillo, con l’attenta riverenza di chi lavora con le cose vecchie. “Una rondine per ogni cinquemila miglia navigate. Era un simbolo di ritorno sicuro. L’idea era che, in caso di annegamento, la rondine avrebbe riportato a casa la tua anima” Lo posò delicatamente. “Come sigillo di cera, a volte veniva usato dalle famiglie che avevano qualcuno in mare. Un simbolo di attesa. Di fede nel ritorno”
Edna rimase in silenzio per un momento. Suo padre era stato in mare. Non lo aveva mai conosciuto veramente: era morto prima che lei compisse quattro anni, disperso da qualche parte nell’Atlantico settentrionale durante la guerra. Sua madre non aveva mai parlato di lui, non correttamente. Non c’erano fotografie, né lettere che Edna avesse mai visto. Solo un silenzio che aveva vissuto in casa come una terza persona, sempre presente, mai presentata.
“Aprilo”, disse Edna a bassa voce. Le mani le tremavano leggermente e non voleva strapparla. Lily ruppe il sigillo con l’attenta precisione di chi è abituato a maneggiare cose fragili. All’interno c’era un unico foglio di carta piegato, coperto da una calligrafia così piccola e ordinata da sembrare ricamata piuttosto che scritta.