Lo sgabello aveva tre gradini e Edna si fidava completamente dei primi due. Era il terzo, quello più vicino alla botola, che le era sempre sembrato un po’ meno sicuro sotto il piede, un po’ troppo elastico. Era da tempo che voleva farlo aggiustare.
Spinse la botola e stava per scendere quando il piede sinistro scivolò. Lo sgabello si ribaltò, lei si aggrappò inutilmente alla corda con maggiore forza, ma cadde di lato sul pavimento del corridoio, trascinando con sé la corda arrotolata mentre cadeva.
Rimase immobile per un momento, con il cuore che batteva all’impazzata, ma si controllò metodicamente, iniziando dalle caviglie e risalendo. Non pensava che ci fosse qualcosa di rotto. Le faceva un po’ male l’anca. La corda era arrotolata intorno al suo braccio sinistro e le passava sul petto, e pensò, con la lucidità secca che viene subito dopo lo spavento: “Questa corda ha altro da raccontare… Devo scoprirlo…”