Gli anni successivi furono un incubo vivente di sensi di colpa. Trasferitosi in un’altra città per trovare lavoro, Samuel non riuscì a sfuggire al suo volto. Lo zoo ha marchiato Luna come “tigre miracolosa” e l’ha usata per incassare milioni. Ogni cartellone pubblicitario di transito gli sembrava un coltello nel petto. Passava le notti a chiedersi se l’incessante pressione della folla non avesse di nuovo spezzato il suo spirito.
Ma poi, dopo circa un anno di esilio, il massiccio marketing si interruppe improvvisamente. I cartelloni pubblicitari di Luna scomparvero da un giorno all’altro. Quando, mesi dopo, le promozioni dello zoo sono tornate, le immagini sono cambiate in modo sottile. Non c’erano più video attivi di Luna; al contrario, il marketing presentava vaghi rendering artistici di una nuova “Mostra della Tigre Bianca” Gli appelli di Samuel a visitarla si fecero più frenetici, ma la struttura mantenne un gelido silenzio radio. Sapeva che dietro quelle mura sicure era successo qualcosa di terribile, ma non aveva modo di superare il velo aziendale.