Le prime due ore di ricerca furono una macchia di luce bianca accecante e di ombre frastagliate. Ogni ceppo sembrava un bambino accovacciato; ogni folata di vento sembrava un grido lontano di “papà” Matteo guidò la sua squadra attraverso il “boschetto di spine”, una fitta macchia di cespugli che Mike di solito evitava perché gli graffiava le gambe.
“Mike! Michael! Mi senti?” Matteo ruggì. I cercatori accanto a lui emisero dei fischietti, i cui suoni acuti risuonarono sulle pareti rocciose. Trovarono una piccola rientranza nella neve sotto un tronco caduto, un luogo dove un bambino avrebbe potuto sedersi per riposare, ma non c’erano indizi lasciati. Nessun guanto caduto, nessun brandello di tessuto.