“Molteplici testimonianze. È stato visto muoversi in quartieri collegati a una serie di furti” “No… no… non… non…” Gli si mozzò il fiato. Si afflosciò contro la macchina mentre lo guidavo verso la porta, ora singhiozzava, le parole gli uscivano più velocemente di quanto riuscisse a controllarle.
“Mi sveglio in un posto”, disse, con la voce che si incrinava. “Non so come ci arrivo. A volte mi sveglio e basta” In quel momento ho sentito solo disperazione. E la disperazione, pensai, era esattamente ciò che suonava il senso di colpa.