Un uomo cammina per 20 miglia per andare al “lavoro”, finché un giorno un poliziotto lo segue e ne capisce il motivo

Era tutto quello che serviva. Mi misi a correre, con gli stivali che battevano sul cemento mentre lo seguivo all’interno. Il magazzino inghiottiva i suoni: carrelli elevatori che fischiavano, pallet che sbattevano, uomini che urlavano sui motori. Si muoveva velocemente, muovendosi tra le pile di scatole come se conoscesse la struttura meglio di chiunque altro. Troppo fluido. Troppo intenzionale. “Fermatelo!” Ho gridato.

Due operai vicino alla zona di carico reagirono d’istinto, mettendosi sulla sua strada. L’uomo sbandò fino a fermarsi, con gli stivali che raschiavano il cemento, con gli occhi spalancati e il petto gonfio come se avesse corso per chilometri. Pochi secondi dopo gli ero addosso, afferrandogli il braccio mentre si allontanava. “Non ho fatto niente!”, gridò, con la voce rotta dal panico. “Lo giuro, non ho fatto niente!”