Un uomo cammina per 20 miglia per andare al “lavoro”, finché un giorno un poliziotto lo segue e ne capisce il motivo

Nella nostra città non succedeva mai niente di che. Era questo il punto. Ci occupavamo di lamentele per il rumore, di ubriachi occasionali, di cani smarriti, di liti domestiche che si calmavano al nostro arrivo. Il tipo di posto in cui imparavi a memoria ogni strada e ogni turno si confondeva con quello successivo. I crimini gravi appartenevano a città distanti un’ora, non qui.

Poi iniziarono i furti. Non tutti insieme. Non a voce alta. Solo quel tanto che bastava per dare la sensazione di essere sbagliati. Una casa, poi un’altra. Una finestra sul retro aperta. La porta del garage lasciata socchiusa. Un computer portatile sparito, un portafoglio mancante, un senso di violazione che permaneva più a lungo del danno stesso. All’inizio le chiamate arrivavano a distanza di giorni l’una dall’altra, distanziate quel tanto che bastava per non far entrare nel panico nessuno.