La porta si aprì di un soffio, rivelando un uomo anziano con gli occhi infossati e il volto segnato. Le sue spalle erano ricurve, la sua voce sottile come la ghiaia quando finalmente parlò. “Cosa vuoi?” Non c’era ostilità nelle parole, ma solo una stanca tristezza, come di chi ha risposto a troppe domande in una vita piena di perdite.
Ethan deglutì, i nervi gli stringevano la gola. La fotografia gli tremava in mano, seminascosta, con il peso della chiave che gli premeva sul palmo. Non si aspettava che l’uomo avesse un aspetto così fragile, così consumato, eppure il momento gli sembrava carico, come se tutto lo avesse condotto fin lì.