Nicole uscì dal ponte di imbarco con in mano un caffè appena fatto. Non appena mise piede nel terminal, individuò Sam in piedi vicino al podio, affiancato da due agenti della polizia aeroportuale e dal responsabile di stazione. Prima ancora che potesse dire una parola, Sam le si parò davanti, a braccia incrociate.
«Perché esattamente hai fatto quello che hai fatto su quel volo, Nicole?» le chiese Sam, abbassando la voce fino a un tono basso e intransigente. Nicole sbatté le palpebre, e la sua espressione trionfante si trasformò all’istante in puro smarrimento. Guardò oltre Sam verso gli agenti di polizia, completamente confusa sul motivo per cui l’uomo che aveva allontanato con tanta determinazione non fosse già stato arrestato. «Come, scusa?» sbottò, cercando di liquidare la questione.
«Sì, mi hai sentito bene», disse Sam, mantenendo saldamente la sua posizione. «Perché hai fatto quello che hai fatto su quel volo? Non puoi semplicemente sfruttare il potere che hai sui passeggeri ogni volta che ti fa comodo.» Nicole lo ignorò completamente, rivolgendosi freneticamente alle autorità. «Perché quest’uomo non è stato arrestato?»