«Fermati lì», disse Elene. Mason bloccò il veicolo proprio sopra il vaso rotto. La parete in ceramica si era spaccata all’altezza della spalla, mettendo a nudo diversi cilindri disposti uno accanto all’altro e avvolti in un materiale scuro. Reed la osservò. «Cosa vedi?» Elene attese che l’immagine si facesse più nitida. «Probabilmente papiro.» Nella sala di controllo calò il silenzio.
Il vaso era stato sigillato in modo diverso dalle urne comuni. Un anello di resina ne circondava l’imboccatura e un coperchio protettivo giaceva lì vicino. Elene esaminò i contenitori vicini. Molti recavano incisioni in greco. Non si trattava di timbri commerciali. Sembravano riguardare la medicina, l’astronomia e altre materie. Uno riportava il nome di un autore le cui opere sono sopravvissute solo attraverso citazioni copiate da scrittori successivi.
«Queste sono etichette», disse Elene. Reed le si avvicinò. «Quante?» Lei osservò le file che scomparivano sotto il ponte crollato. «A occhio, decine.» Esitò prima di aggiungere: «Potrebbe trattarsi di un archivio.» Mason si spostò verso una sezione più buia della stiva, dove alcuni cilindri di bronzo giacevano separati dai vasi. Poi il tecnico del sonar intervenne. «Elene, la poppa si è appena mossa!»