Passarono cinque giorni in un silenzio angosciante. La quinta notte, un leggero clic risuonò nella cucina silenziosa. Maggie si bloccò all’istante, lasciando cadere la tazza di tè sul bancone. Si chinò sulla scatola da scarpe, con gli occhi spalancati per l’attesa.
Una microscopica incrinatura attraversava il guscio coriaceo. Poi, l’uovo ebbe un sussulto: non un semplice rotolare passivo, ma un tremito intenzionale proveniente dall’interno. Maggie trattenne il respiro quando una seconda incrinatura si aprì vicino alla sommità. Si preparò a vedere un minuscolo becco giallo e umido.
Al suo posto, una membrana rosa e traslucida sporgeva verso l’esterno. Qualcosa di morbido, completamente glabro e umido premeva contro l’apertura. La creatura si divincolò e si lasciò cadere sul tessuto caldo: una forma rosa che si contorceva, non più grande di una gelatina, con minuscoli protuberanze simili a artigli e occhi chiusi.