Maggie non riuscì a decidersi a gettare quella strana cosa nel bidone del compost. La portò in casa e allestì un’incubatrice di fortuna vicino ai fornelli della cucina, utilizzando una lampada da scrivania, un panno umido e una piccola scatola da scarpe foderata di morbida lana.
A tarda notte, la luce blu del suo portatile illuminava il suo volto esausto. Digitava freneticamente parole chiave nel browser: “uova di gallina mutate dal guscio morbido”, “deformità delle uova dovute allo stress delle galline”, “uova delle fate”. Tutti i forum online sostenevano che le uova dal guscio morbido fossero prive di valore, errori non fecondati destinati a marcire.
Eppure, quando Maggie avvicinò la minuscola sfera alla lampada, un’ombra scura e tenue sembrò fermarsi proprio al centro. All’interno c’era sicuramente qualcosa di vivo. Regolò la luce, ruotò delicatamente l’uovo e decise di continuare ad aspettare nella sua tranquilla cucina.