Dale uscì da dietro una quercia imponente, mantenendo un tono deciso. «Questa è proprietà privata. Fuori dalla mia terra.» I tre uomini si voltarono di scatto. Il capogruppo infilò la mano nella giacca, soffermandola sulla fondina dell’arma.
«Devi tornare a casa a piedi, vecchio», disse freddamente il capogruppo. «Stai interferendo con un’operazione di recupero aziendale. Vattene, o non riuscirai a tornare sotto il portico di casa tua». L’uomo estrasse un coltello, puntandolo dritto al petto di Dale. Dale si bloccò. All’improvviso, un ruggito selvaggio e riecheggiante squarciò il silenzio del bosco.
Il dottor Chen si lanciò di corsa giù per l’argine, incapace di tenere il guinzaglio mentre Max lo trascinava tra i cespugli. Nel momento stesso in cui Max vide l’uomo che minacciava Dale, il suo istinto prese il sopravvento. Il cane si lanciò come un’ombra scura, con i denti scoperti. Gli uomini furono presi dal panico: uno di loro cercò di scappare all’indietro nella foresta, ma inciampò in una radice sporgente. Max lo bloccò a terra all’istante, con le fauci che gli sbattevano a pochi pollici dalla gola, mentre gli altri due mercenari fuggivano in preda al terrore più assoluto.