Ethan si avvicinò cautamente al recinto principale, con un secchio di carne in mano. “Calma, ragazza”, mormorò. “Mi conosci” Gli occhi di Shira si alzarono dall’angolo, ambrati e attenti. Questa volta non ruggì, ma il suono che le uscì dal petto fu peggiore. Un ringhio profondo e gutturale, costante e basso, come un avvertimento che non finisce.
“Ehi”, disse Ethan a bassa voce, facendo un altro passo. “Dai, adesso. Devi mangiare qualcosa” Le lanciò un pezzo di carne. Le arrivò a pochi centimetri dalle zampe, ma lei non si mosse. Il suo sguardo rimase fisso su di lui, senza battere ciglio. Caleb espirò lentamente. “Non ha l’aria giusta, Ethan”