Gli studenti si diressero istintivamente verso l’ingresso, attirati dal ronzio sconosciuto del motore di un’auto, liscio, costoso, niente a che vedere con quello che di solito si trova nel parcheggio di un liceo. I fari attraversarono le finestre della palestra, tagliando la musica e il chiacchiericcio finché le conversazioni non svanirono nel silenzio. La portiera di un’auto si chiuse. Poi un’altra.
Gli accompagnatori si scambiarono un’occhiata incerta e uscirono. Per un attimo l’ingresso rimase vuoto. Poi le porte si riaprirono e un silenzio si diffuse nella stanza. Per prima entrò una donna. Alta. Elegante. Avvolta in un abito nero che luccicava a ogni passo.