Poliziotto ferma un uomo che assomiglia al suo defunto figlio: pochi secondi dopo, vede cosa c’è sopra il cruscotto

Vance si avvicinò al finestrino. “Sera”, disse. La sua voce sembrava più calma di quanto si sentisse. L’autista annuì. “Sera, agente” Il suo tono era cauto ma non ostile, come quello di un uomo che si era esercitato a essere educato con l’autorità.

“Sa perché l’ho fatta accostare?” Chiese Vance. L’autista scosse la testa. “No, signore. Non credo di aver fatto nulla di male” La sua voce portava qualcosa di diverso sotto le parole, una preoccupazione che non aveva nulla a che fare con l’eccesso di velocità.