La casa era di Brett dopo la morte del padre. Il suo arrivo sembrava la prova del progresso. Le stanze si riempirono lentamente di mobili e progetti. Rappresentava la permanenza, la sicurezza e un investimento condiviso. Credeva che i muri potessero contenere i ricordi, che la proprietà significasse appartenenza, anche se i documenti riportavano il nome altrove.
Si era sempre sentita reciproca, anche se giuridicamente non lo era. Le decisioni venivano discusse, le spese condivise e il futuro immaginato insieme. Non aveva mai dubitato del suo posto. La distinzione tra nome e proprietà sembrava tecnica, irrilevante. La fiducia riempiva il vuoto lasciato dai documenti, rafforzata quotidianamente dall’abitudine, dall’affetto e da anni di vita in comune.