E poi arrivò lei. Era giovane, diciannove o forse venti anni, in piedi davanti al cancello di ferro, con i vestiti fradici, i capelli piatti sul viso, uno zaino di tela logoro su una spalla. Guardava direttamente nell’obiettivo della telecamera. Non con nervosismo, né con speranza.
Si chiamava Wren. Solo Wren. Non ha fornito alcun cognome. I suoi occhi verdi si muovevano troppo velocemente, catalogando le guardie, l’architettura del cancello, l’edera lungo il muro orientale. Non aveva paura. Era il tipo di persona che valutava tutto prima di decidere se la paura fosse la risposta appropriata.