La pausa inaspettata
“Aspetta un momento”, sussurrò il dottor Aris, più a se stesso che a Sarah. Spostò la sua posizione, premendo con forza due dita contro l’interno coscia di Max per controllarne il polso. Sarah trattenne il fiato, con gli occhi che si muovevano tra il dottore e il suo cane. Max rimase immobile, con gli occhi socchiusi, apparentemente indifferente all’improvvisa tensione della stanza. Il medico si alzò bruscamente e si avvicinò al bancone per prendere una piccola torcia e un martello riflettente.
Iniziò una serie di rapidi test neurologici che sembravano del tutto fuori luogo per un cane a pochi secondi dall’eutanasia. Puntò la luce sulle pupille di Max, osservò le contrazioni e poi picchiettò i tendini delle zampe posteriori. Con grande sorpresa di Sarah, la zampa posteriore di Max emise una brusca e involontaria contrazione, un movimento che per lui era stato difficile per mesi. Gli occhi del medico si allargarono e mormorò qualcosa sottovoce.
Sarah si asciugò gli occhi, la voce le tremava. “Dottore, cosa sta succedendo? Sta soffrendo?” Era terrorizzata dall’idea che si trattasse di un ultimo, crudele spasmo prima della fine. Ma il dottor Aris non stava più guardando il vassoio delle siringhe. Stava guardando Max come se fosse un puzzle che aveva improvvisamente cambiato forma. Fece a Sarah una domanda che sembrava del tutto irrilevante: “Ha detto che ha iniziato a non funzionare più subito dopo il trasferimento nella nuova casa di Miller Street?”