I venti minuti che seguirono furono una lenta discesa nel terrore psicologico più puro. Calvin era accovacciato nel corridoio buio vicino alla cucina, stringendo tra le mani una pesante chiave inglese di ferro presa dalla sua cassetta degli attrezzi, con lo sguardo che saettava da una finestra all’altra. Ogni rumore provocato dalla tempesta gli sembrava quello di un mostro che cercava di fare irruzione.
A un certo punto, un tonfo sordo e pesante raschiò proprio lungo il rivestimento esterno, proprio sotto la finestra della cucina. Una vibrazione bassa e gutturale fece tremare i vetri: un suono così profondo da farsi sentire direttamente nel petto di Calvin. Qualunque cosa ci fosse là fuori, stava pattugliando la casa, estremamente vigile e a caccia nel mezzo della tempesta.
Finalmente, luci stroboscopiche blu e rosse squarciarono la nebbia vorticosa del vialetto. I fari illuminarono il portico anteriore mentre un veicolo fuoristrada di soccorso si fermava di colpo. Sopraffatto dal sollievo, Calvin dimenticò il severo avvertimento del centralinista. Nella sua disperata voglia di sfuggire a quella terrificante incognita, spalancò la porta d’ingresso e uscì sul portico.