Evelyn era inginocchiata nella neve gelida, con il cuore che le batteva all’impazzata. L’impianto era assurdamente complesso: una pila di batterie al litio, una piccola parabola satellitare e microfoni a lungo raggio montati su un treppiede, puntati verso la sua cresta. Non se lo stava immaginando. Qualcuno aveva costruito una stazione di monitoraggio di alto livello nel bosco.
Allungò la mano guantata e notò delle cuffie pesanti, dotate di cancellazione del rumore, appese a un ricevitore. Spinta da un misto di terrore e curiosità bruciante, si premette le cuffie sulle orecchie. Dagli altoparlanti si udì un sibilo di interferenze, seguito da un segnale audio cristallino che le gelò il sangue nelle vene.
Attraverso le cuffie, sentì il ticchettio nitido e ritmico dell’orologio a pendolo del suo salotto. Poi arrivò il leggero crepitio delle braci della stufa a legna, seguito dal suono del suo respiro affannoso e terrorizzato, trasmesso in tempo reale. Chiunque avesse allestito quell’impianto stava ascoltando attentamente ogni suo movimento all’interno della baita.