Perché i problemi di memoria sembrano “iniziare” dopo i 55 anni

Il cervello cambia davvero con l’età

Uno dei motivi principali per cui la memoria può risultare meno nitida dopo i 55 anni è semplice: il cervello cambia con l’età, anche nelle persone sane. Alcune aree cerebrali si riducono con il tempo, comprese quelle coinvolte nell’apprendimento e nei compiti mentali più complessi. La comunicazione tra le cellule cerebrali può diventare meno efficiente, il flusso sanguigno nel cervello può diminuire e l’infiammazione può aumentare. Niente di tutto questo causa automaticamente la demenza. Ma può rendere più lenta l’elaborazione mentale. Ecco perché molti anziani notano di aver bisogno di ripetizioni, di maggiore concentrazione o di un po’ più di tempo per ricordare i dettagli rispetto al passato. In realtà, il fatto di aver bisogno di più tempo per imparare qualcosa di nuovo è considerato normale invecchiamento, non una prova che qualcosa non va.

Questo è anche il motivo per cui i disturbi della memoria dopo i 55 anni spesso non riguardano tanto la “perdita di memoria” in senso drammatico, quanto piuttosto la velocità di recupero. Una persona può ancora conoscere le informazioni, ma ci vuole più tempo per recuperarle. I nomi rimangono sulla punta della lingua. Il multitasking diventa più difficile. Le distrazioni interferiscono più di prima. La buona notizia è che i cervelli che invecchiano conservano una capacità di adattamento.

Le ricerche esaminate dalla NIA suggeriscono che il cervello rimane capace di cambiare e compensare anche in età avanzata. Quindi la prima spiegazione del perché i problemi di memoria spesso si notano dopo i 55 anni non è necessariamente una malattia. È che un cervello sano che invecchia diventa un po’ più lento e meno efficiente, cosa che le persone spesso sperimentano come dimenticanza. Questo cambiamento può essere frustrante, ma di per sé non è la stessa cosa della demenza.

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