Alle 2:00 del mattino, dei versi frenetici squarciarono l’oscurità tropicale. Maggie si sedette di scatto sul letto, con il cuore che le martellava contro le costole. Il stridio delle ali e i tonfi sordi facevano tremare la struttura di legno del pollaio in lontananza. Afferrò la sua pesante torcia elettrica e un forcone dal portico, correndo a piedi nudi sull’erba bagnata nella nebbia umida della notte.
Il fascio di luce squarciò l’oscurità. «Vattene!» urlò lei, puntando la luce intensa verso la rete metallica. Il silenzio calò all’istante. Qualunque cosa avesse fatto tremare il legno era sparita, inghiottita dal fitto sottobosco della foresta pluviale prima ancora che lei potesse intravedere un’ombra in movimento.
Maggie aprì il chiavistello della porta; le mani le tremavano violentemente mentre puntava il fascio di luce all’interno. Goldie era rannicchiata contro l’angolo e schiocciava freneticamente il becco, ma per fortuna nessuna delle quattro galline era morta. Il predatore notturno era fuggito a mani vuote nella fitta notte della giungla.