Un'improvvisa onda anomala ha fatto deviare questa subacquea dalla rotta: il suo sonar ha rivelato qualcosa di impossibile

La nuvola di polvere che si alzava si diradò lentamente, rivelando una sagoma colossale conficcata nel fango del fondale marino. «Inclina la testa della telecamera verso l’alto», ordinò Marcus a bassa voce, con la gola secca mentre si sporgeva verso il vetro. Aris azionò il piccolo joystick. La testa motorizzata della telecamera si inclinò verso l’alto, seguendo il fianco scuro e massiccio dell’entità. 

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La superficie esterna era ruvida, scura e solcata da lunghe linee perfettamente diritte che la percorrevano per tutta la sua lunghezza. Non aveva occhi, né pinne, né pelle morbida e viva. Al suo posto, dalla parte centrale spuntava una spina alta e affilata, che superava i quindici piedi di altezza e si protendeva nell’acqua nera come una lancia spezzata. 

«Guarda quelle sporgenze laterali», sussurrò Aris, con il fiato che le si mozzava in gola mentre faceva scorrere i riflettori lungo il suo corpo. Dai suoi fianchi spuntavano dozzine di arti lunghi, dritti e simili a lame, che si protendevano nel fango a intervalli perfettamente regolari, quasi matematici. Sembravano rigidi e congelati, come le costole esposte di uno scheletro gigante e antico.

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