Un ranger del parco trova un enorme nido nella foresta, poi ci guarda dentro

Il silenzio che seguì fu assordante. La figura se ne stava immobile nel fascio di luce della torcia, con l’ascia che le tremava nella mano. «Sto scendendo», gridò Brian, con la voce che riecheggiava nell’aria fredda. «Scendo da solo. Non colpire».

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Superò il portello e scese lungo i rami il più velocemente possibile, senza correre rischi, fino a posare i piedi sul suolo della foresta a poche iarde dalla base. Tenne la torcia leggermente inclinata verso il basso, per non abbagliare la persona che aveva davanti.

A poco a poco, il pesante cappuccio di tela venne tirato indietro. Davanti a lui non c’era né un rapitore selvaggio né un mostro. Era una donna. Il suo viso era segnato dalle intemperie e dall’esaurimento, i capelli scuri raccolti alla bell’e meglio, ma i suoi occhi erano spalancati dal terrore più assoluto. Era la donna del manifesto. «Perché stavi cercando di far cadere l’albero?» chiese Brian, senza fiato. «Pensavo fossi uno di loro», sussurrò lei, stringendo con più forza l’ascia.

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