Alle 3:53, il leggero fruscio di fondo sul canale radio si riattivò finalmente. «Centrale, Auto 12, in movimento a piedi», sussurrò Reed. Teresa sentiva lo scricchiolio della ghiaia e il rumore di un tosaerba in funzione da qualche parte nelle vicinanze: un sabato del tutto normale in una tranquilla strada di periferia.
«Aspetta. Finestra anteriore», riferì Reed a bassa voce. «La tenda del soggiorno si è appena mossa. Un tizio robusto, con la barba rossiccia, sta osservando il vialetto». Teresa si aggrappò al bordo di plastica rigida della scrivania, con il cuore che le martellava contro le costole. «Auto 12, non rivelare la vostra presenza», ordinò, senza avere la minima idea di cosa Reed stesse organizzando. «Rimanete nascosti.»
«È calato il sipario. Si sta dirigendo verso la porta d’ingresso», sussurrò Reed. Dall’altoparlante della radio, Teresa udì improvvisamente dei passi che salivano i gradini di legno del portico. Poi, una voce civile sconosciuta gridò forte dal portico: «Consegna per Kayla!». Teresa spalancò gli occhi mentre guardava Luis. Reed era riuscito in qualche modo a fermare per strada un vero corriere porta a porta per far arrivare Derek proprio davanti alla porta. «Entriamo», sussurrò Reed.