I primi tre giorni sono volati via in un turbinio frenetico di faccende domestiche. Tra la preparazione di pasti sani per la famiglia e l’impegno a stare al passo con gli appuntamenti di gioco del bambino, Melanie aveva a malapena un attimo per respirare. La sera del quarto giorno, tuttavia, una stanchezza profonda, che le arrivava fino alle ossa, cominciò a farsi sentire nelle sue membra.
Occuparsi da sola di una casa grande, di un neonato che si svegliava ancora per poppare e di un bambino vivace le stava mettendo a dura prova fisicamente. Ogni singola mattina sentiva il corpo indolenzito, come se avesse corso una maratona estenuante nel sonno.
Ogni giorno si svegliava con una sensazione di densità e annebbiamento dietro gli occhi che nemmeno il più forte degli espressi riusciva a dissipare. Considerandola una conseguenza naturale del fatto di doversi occupare da sola di due piccoli esseri umani, andava avanti con le faccende quotidiane. Eppure, ogni sera, quando crollava nel suo letto king-size, la casa silenziosa le sembrava sottilmente più opprimente, come se le ombre si stessero lentamente stringendo intorno a lei.