L’autostrada 80 si estendeva nel caldo tremolante di mezzogiorno come una striscia di vinile nero lasciata al sole a sciogliersi. All’interno della volante con il motore al minimo, il climatizzatore emetteva un ronzio basso e irregolare, che faceva ben poco per ridurre la polvere che si depositava sul cruscotto. Il vice sceriffo Ryan Miller si sistemò gli occhiali da sole, mentre i suoi occhi scrutavano la linea monotona dell’asfalto. Accanto a lui, Duke sedeva ben dritto nello spazio per i piedi del passeggero. Al pastore tedesco di sei anni non importava del caldo, né della noiosa calma di un turno di metà agosto.
Per Duke, il mondo era un intreccio di profumi: caffè stantio, vinile riscaldato dal sole, deodorante al pino e la sferzata di ozono dei camion che passavano. Era tranquillo, disteso vicino al ginocchio di Ryan, con il respiro affannoso ma dal ritmo lento e regolare. Poi si udì il fruscio della paglia secca.
Un pick-up rosso malconcio entrò nel suo campo visivo, trainando un pianale su cui erano impilate alte e pesanti balle di fieno rettangolari. Ryan notò la cinghia di fissaggio allentata che sbatteva contro il cerchione, poi il fanale posteriore sinistro in frantumi. Un carico pericoloso, come tanti altri. Ryan allungò la mano verso i fari. Prima ancora che i LED lampeggiasse, il respiro affannoso di Duke si interruppe di colpo e le sue orecchie si appiattirono all’indietro.