Uscita dallo studio dell’avvocato in stato di torpore, Claire si diresse direttamente verso Oakridge Lane. Accostò l’auto al marciapiede a poche case di distanza, fissando attraverso il parabrezza con il cuore che le batteva forte nel petto. Eccola lì. 412 Oakridge Lane. Era una dimora storica mozzafiato, con un maestoso portico che circondava l’intera casa e un giardino d’inverno in vetro inondato di luce che si estendeva fino al giardino sul retro.
Un ricordo le tornò alla mente, vivido e improvviso. Sette anni prima, quando erano al verde e vivevano in un minuscolo bilocale, avevano sbagliato strada durante una gita domenicale in auto. Lei aveva indicato proprio quella casa, sospirando con drammatica e disperata nostalgia: «Se mai vincessi alla lotteria, Daniel, quella sarebbe la casa dei miei sogni. Voglio invecchiare in una casa con una veranda come quella.»
Era stata un'osservazione fugace e casuale, pronunciata con spensieratezza in un momento di gioventù e dimenticata nel giro di un'ora. Non ne aveva mai più parlato. Eppure eccola lì, meticolosa e reale, sottoposta a delicati interventi di restauro sotto la silenziosa guida di suo marito.