«Sono l’agente Miller dell’Unità Doganale Federale», rispose seccamente una voce profonda e roca. La sua voce trasudava autorità. «Ha idea di quanto sia grave la situazione, signora Lemley? Il suo nome è collegato a un pacco contenente passaporti falsificati e stupefacenti. Proprio in questo momento stiamo preparando un mandato di perquisizione per la sua abitazione». Evelyn emise un piccolo sussulto straziante. Strinse il ricevitore con entrambe le mani, premerlo forte contro l’orecchio. «Un mandato? Oh, mio Dio, no. Ci deve essere un errore. Sono solo una pensionata, vivo da sola.»
«Il sistema non commette errori», lo interruppe Miller, con voce che assumeva un tono minaccioso e freddo. «Ma c’è ancora un margine di tempo per risolvere la questione prima che le autorità locali bussino alla tua porta. Al momento sei sotto indagine. Se collabori, possiamo archiviare il caso. Se riattacchi o chiami qualcun altro, il mandato verrà eseguito immediatamente.»
Evelyn iniziò a piangere: suoni sommessi e sconnessi, pieni di terrore. «La prego, agente. Farò tutto quello che vuole. Mi dica solo cosa devo fare. Ho tanta paura. Mi tremano le mani, riesco a malapena a tenere il telefono.» Guardò il suo portatile, aperto sulla scrivania, con il cursore che lampeggiava ritmicamente.