Tanya si bloccò, a bocca aperta per il puro orrore. Si voltò di scatto e si precipitò in casa, mentre i suoi passi pesanti riecheggiavano lungo il corridoio. Emily era in piedi sotto il portico quando Tanya capì la verità: la stanza di sua madre era completamente vuota, spogliata fino al materasso nudo. Evelyn se n’era andata, al sicuro e a suo agio a miglia di distanza, completamente fuori dalla portata di Tanya.
Un attimo dopo, Tanya barcollò verso la porta d’ingresso, con il viso arrossato di un rosso intenso e a chiazze. La predatrice compiaciuta e arrogante era scomparsa; al suo posto c’era una persona completamente privata del proprio potere, della propria eredità e della propria influenza. «Hai rovinato tutto», sussurrò Tanya, con la voce che le si spezzava per la patetica disperazione. «Hai rovinato la mia vita.»
«Ti sei rovinata la vita da sola, Tanya», rispose Emily con freddezza. «Hai trenta giorni di tempo per portare via le tue cose dalla nostra proprietà. Se causi anche un solo incidente, getti rifiuti o fai rumore, chiederemo uno sgombero d’urgenza immediato e sporgeremo denuncia per violazione di domicilio tramite la LLC. Buona giornata.»