Tanya strappò la busta con un ghigno sprezzante, ma mentre i suoi occhi scrutavano il documento legale, il certificato di registrazione della LLC e la firma ufficiale di suo zio, impallidì. «È uno scherzo», balbettò Tanya, con la voce che si alzava fino a diventare stridula. «È un falso! Mio zio non venderebbe mai questo edificio! Sono della famiglia! Questo posto lo erediterò io!»
«Non l’ha venduta a degli estranei, Tanya», disse Emily, con voce incredibilmente calma e ferma. «L’abbiamo comprata noi. Ogni pollice. L’opzione di locazione da parte nostra è stata adempiuta, e ora possediamo anche la tua parte.» «Non potete cacciarmi via!» strillò Tanya, facendo un passo in avanti sul portico, con le mani tremanti per una rabbia improvvisa e sfrenata. «Mia madre vive qui! Se mi toccate, vi farò causa! Chiamerò Arthur subito!»
«Chiamalo», suggerì Emily a bassa voce. «Sta aspettando la tua chiamata, Tanya. In questo momento sta accogliendo tua madre nel suo nuovo cottage privato vicino a casa sua. Ha portato le sue cose lì due ore fa, mentre dormivi.»