Il cane rimase fermo al suo posto, emettendo un ringhio basso e minaccioso che riecheggiò sulle pareti di legno. L’uomo si bloccò, spalancando gli occhi mentre guardava il cane. «Atlas…?» sussurrò, con la voce che gli si spezzava. «Come hai fatto a…?»
«È stato lui a portarmi qui», disse Nora, mantenendo un tono di voce controllato, fermo e distaccato. «Mi chiamo dottoressa Nora Vance. Sua figlia è in grave stato di chetoacidosi. Se non riceve immediatamente le cure adeguate, entrerà in coma.» «No!» gridò l’uomo, con il volto contorto in un terrificante misto di rabbia e panico. «La sto curando io! Le ho somministrato dei fluidi!»
«I liquidi non bastano!» insistette Nora, facendo un passo avanti nonostante l’attizzatoio di ferro. «Ha bisogno di insulina! Deve andare in ospedale!» «Non andremo in ospedale!» urlò l’uomo. Le lacrime gli salirono agli occhi, congelandosi sulle guance sporche. «Non ho soldi! Non ho l’assicurazione! Sai cosa fanno gli ospedali quando non puoi pagare? Li lasciano morire! Mia moglie, Sarah… anche lei aveva il diabete. Le spese erano troppo alte, le scorte si esaurirono e morì proprio davanti ai miei occhi! Non sono riuscito a salvarla!»