Il proprietario della casa pensava di aver trovato un nido di vespe, ma ciò che si nascondeva davvero nel fienile era ben peggiore

Quando Calvin mise il cambio del fuoristrada in folle, il vialetto di ghiaia era già stato ricoperto dalla neve appena caduta. Davanti a lui si profilava il suo nuovo inizio: una casa colonica a due piani, piena di spifferi, rimasta vuota per tre anni, nascosta nel folto dei pini della valle. Era isolata, segnata dal tempo e appena alla sua portata.

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A cinquanta iarde dietro la casa si trovava l’elemento secondario della proprietà: un fienile di legno tentacolare e consumato dalle intemperie, vicino al limite del bosco. La vernice rossa si era ormai da tempo scrostata, rivelando il legno grigio, mentre le sue pesanti porte scorrevoli oscillavano leggermente nella gelida brezza di montagna. Calvin uscì nell’aria gelida, con gli stivali che scricchiolavano rumorosamente sulla crosta di ghiaccio. Trascinò i suoi borsoni sul portico, rabbrividendo mentre il vento sferzava giù dal crinale.

Allungò la mano verso la maniglia della porta d'ingresso, ma si bloccò di colpo. Fu allora che lo sentì. Dal profondo del fienile immerso nell’oscurità totale alle sue spalle, un tonfo sordo e cavo riecheggiò nel cortile silenzioso. Lì fuori, nella neve gelida, un pensiero inquietante si insinuò nella sua mente: e se non fosse stato solo? 

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