Nastya si precipitò in casa e accese la radio a onde corte, sintonizzandosi sulla frequenza del servizio di emergenza regionale. Descrisse rapidamente al centralinista di turno le condizioni critiche dell’orso intrappolato. «A Dikson non abbiamo veterinari specializzati in fauna selvatica», rispose l’operatore attraverso un forte fruscio atmosferico. «Dovremo far arrivare in aereo degli specialisti dallo zoo di Mosca.»
«Non le resta molto tempo!» implorò Nastya con urgenza nel microfono di plastica, fissando il vetro appannato della finestra. «È gravemente disidratata e sta morendo di fame.» La situazione diventava sempre più disperata di minuto in minuto, mentre l’orsa giaceva immobile sul cumulo di neve. Ogni ora trascorsa senza acqua avvicinava sempre di più la giovane animale a un fatale collasso d’organi.
A peggiorare la situazione, una violenta tempesta artica si stava formando lungo la costa, minacciando di bloccare tutti i voli regionali. Fitte nuvole grigie attraversavano rapidamente il cielo, portando forti nevicate e creando condizioni di volo pericolose. Via radio, il team di specialisti ipotizzò che, senza un rapido intervento medico, l’orso sarebbe morto entro quarantotto ore.