Un orso polare continua a entrare in un villaggio artico… poi lei vede cosa ha in bocca…

Una fitta nebbia artica avvolgeva il remoto porto artico di Dikson, avvolgendo le isolate case di legno in una densa nebbia di ghiaccio. Nastya era in piedi vicino alla finestra ricoperta di brina, con le dita che tracciavano nervosamente il vetro freddo mentre scrutava la tempesta bianca e vorticosa. I venti artici ululavano contro la parete della sua piccola casa, facendo vibrare le sottili persiane di legno.

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Un’ombra imponente si stagliò improvvisamente dalla tempesta, avanzando con passo deciso oltre il bordo della sua staccionata di legno ricoperta di neve. Il cuore le batteva forte contro le costole mentre afferrava il fucile dal supporto, riconoscendo immediatamente la folta pelliccia ingiallita e il profilo imponente di un orso polare adulto. A Dikson, un orso alle porte di casa significava solitamente una sola cosa: pericolo immediato e mortale.

«Stai lontano dalla mia porta», sussurrò Nastya, inspirando bruscamente mentre appoggiava la pesante canna del fucile sul davanzale della finestra. La bestia avanzava con passo deciso, senza perdere di vista la sua porta. Calpestava pesantemente il pavimento, sollevando il muso verso la sua finestra con un ringhio umido e gutturale. Nastya strinse forte il fucile. Si accorse che le sue nocche erano diventate bianchissime.

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