Walt rimise il gattino nella cavità. «Che cosa hanno che non va?» «Non hanno niente che non va», disse il dottor Okafor, senza distogliere lo sguardo dalla cucciolata. «Sono linci rosse, Walt. Hanno quattro settimane, forse cinque». Lily rimase a bocca aperta. «Veri linci rossi?»
«Sono vere linci rosse. E una mamma lince non si allontana mai da cuccioli così piccoli. Non per molto tempo.» Manteneva un tono di voce piatto e calmo, come faceva con il bestiame spaventato. «Quindi ho bisogno che tutti restino esattamente dove sono.» Poi alzò lo sguardo. Lentamente, come si fa quando si guarda qualcosa che si sa già essere lì.
Walt vide il colore svanire dal volto del veterinario. Seguì il suo sguardo oltre la propria spalla, su per la pila di balle, fino in cima. Lei era distesa sul balo più alto, a non più di sei piedi sopra la testa di Lily. Pelo fulvo, ciuffetti neri alle orecchie, mento bianco. E li stava fissando dritto negli occhi.