Un’idea balenò improvvisamente nei suoi occhi saggi. «Prima hai detto che frequenti l’Accademia di Belle Arti qui vicino, vero?» le chiese con gentilezza. Hina annuì tra i singhiozzi sommessi, e il sorriso dell’anziano si allargò calorosamente. «Cosa avrebbe dovuto rappresentare il tuo lavoro di ceramica?» Tra un respiro e l’altro, lei descrisse i motivi strutturali tradizionali e le tecniche storiche che aveva cercato di riprodurre.
«Seguimi», disse il vecchio con tranquilla autorità, facendole cenno di accompagnarlo. La condusse fuori dalla stazione affollata e lungo una storica stradina laterale, fermandosi davanti a una maestosa banca commerciale con la facciata in marmo. Salutò il responsabile della sicurezza con un cenno di familiarità, accompagnando Hina in un ascensore di sicurezza che portava all’ala riservata al caveau privato.
Aprì una pesante cassaforte in acciaio, facendo un passo indietro per lasciare che Hina potesse guardare all’interno. Hina rimase senza fiato; la sua tristezza svanì all’istante mentre i suoi occhi scrutavano il magnifico interno. La cassaforte era piena di oggetti mozzafiato in legno e ceramica, ciascuno realizzato con straordinaria precisione e innegabile bellezza. Era un vero e proprio scrigno di tesori dell’arte tradizionale giapponese.