Uno schianto secco e raccapricciante riecheggiò sotto il suo corpo. Il vecchio rimase senza fiato e si precipitò verso di lei il più velocemente possibile, facendo del suo meglio per aiutarla a rialzarsi. Ma ormai era troppo tardi. Gli occhi di Hina si riempirono di lacrime mentre frugava nella borsa e tirava fuori una manciata di frammenti di argilla frastagliati. Il suo compito di metà semestre era andato distrutto.
Asciugandosi le lacrime appena versate, Hina mise da parte la sua disperazione quel tanto che bastava per consegnare la busta sigillata al vecchio. «Sono solo felice... felice che il suo pacco sia al sicuro, signore», disse tirando su col naso, con la voce che le tremava violentemente. L’anziano prese la busta e le restituì il tesserino studentesco, ma i suoi occhi rimasero fissi sui frammenti di argilla che giacevano nelle mani tremanti della ragazza.
La confortò con delicatezza, posandole una mano rassicurante sulla spalla. «L’arte è tenace, signorina, e lo sei anche tu. Tieni alto il morale», le disse con voce sommessa. Poi, abbassando lo sguardo, notò il sigillo di cera rossa, immacolato e intatto, sulla sua busta. Guardò Hina con profondo rispetto, rendendosi conto che, nonostante la sua mattinata caotica, lei non aveva mai ficcato il naso nelle sue cose private.