Disperata e chiusa fuori dall’ala degli studi, Hina chiamò il suo docente di studio, spiegandogli la sua situazione frenetica con voce tesa e in preda al panico. Il suo docente era notoriamente severo e, al telefono, la avvertì con tono severo che le consegne in ritardo non verificate avrebbero comportato un’automatica bocciatura per l’intero semestre. «Trova il tuo tesserino e porta quel compito sulla mia scrivania prima di mezzogiorno, Hina», disse il professore con tono deciso prima di riagganciare.
In preda al panico e stringendo forte al petto la sua delicata opera in ceramica, Hina si precipitò verso la stazione della metropolitana, con l’intenzione di segnalare lo smarrimento del suo badge al responsabile della stazione. Proprio mentre si avvicinava all’affollato ufficio della stazione, il telefono le vibrò in mano, mostrando un numero locale sconosciuto. Rispose freneticamente, trattenendo il respiro per non farsi sentire dal frastuono dei treni mattutini.
«Pronto? Sei tu, Hina?», chiese una voce roca e familiare al telefono. Era il signore anziano. Le spiegò che, dopo essere sceso alla sua fermata, si era accorto che il tesserino studentesco di lei era finito in qualche modo tra le pieghe del suo cappotto e che aveva chiesto al personale della stazione di aiutarlo a trovare i suoi recapiti.