3. Assegnare una destinazione alle cose
Il passo successivo è stato decidere dove sistemare ogni cosa. Abbiamo scoperto che era più facile quando ogni oggetto aveva solo quattro possibili destinazioni: tenerlo, regalarlo a qualcuno, donarlo o venderlo, oppure buttarlo via se non era più utile. Abbiamo evitato di creare una quinta pila chiamata «decidere più tardi», perché di solito era proprio così che il disordine sopravviveva da una sessione di pulizie all’altra.
Per ogni oggetto che decidevamo di tenere, ci chiedevamo se avesse un posto dove stare. Se così non fosse stato, o gli facevamo spazio oppure riconsideravamo se meritasse di restare. Le donazioni venivano messe in sacchetti vicino alla porta. I rifiuti venivano portati via rapidamente. Gli oggetti destinati ai familiari venivano etichettati con i nomi. Abbiamo anche smesso di conservare oggetti di poco valore da vendere, a meno che non ritenessimo che ne valesse la pena.
È stato proprio in quel periodo che abbiamo iniziato a regalare alcune cose speciali. Un utile oggetto da cucina che non usavamo più è andato a qualcuno che ama cucinare, mentre alcuni libri sono stati regalati a dei parenti che li avevano sempre ammirati. Abbiamo chiesto prima di dare per scontato che le persone volessero i nostri oggetti. Questo ha reso il processo sorprendentemente piacevole. Invece di chiederci chi avrebbe potuto volere qualcosa tra qualche anno, abbiamo potuto regalarlo, raccontarne la storia e vedere qualcuno che si divertiva ad averlo.