Jason si lanciò di corsa verso l’uscita laterale, pronto a scagliarsi con tutto il suo peso contro quella figura imponente per bloccare la porta. Raggiunse la soglia proprio mentre l’uomo gli si parava completamente davanti, sbarrando l’uscita con la sua corporatura massiccia. Jason si fermò di colpo, preparandosi a uno scontro immediato e violento con il gigante dagli stivali militari.
Alzò lo sguardo, con il cuore che gli batteva forte contro le costole, pronto a esigere che il ragazzo venisse liberato. Invece di un rapitore spietato, Jason si trovò di fronte a un sorriso caloroso e gentile che lo guardava dall’alto. Accanto all’uomo, il bambino più piccolo ridacchiava, tenuto al sicuro contro il fianco dell’uomo, mentre l’altro sorrideva al fratello.
«Scusa, ragazzo», disse l’uomo con voce baritonale, calma e cortese, aggirando Jason, rimasto immobile. «Sto solo cercando di mettere questi due al riparo dalla corrente d’aria fredda». Jason rimase paralizzato sulla soglia mentre l’uomo gli passava tranquillamente accanto, portando il bambino stanco di nove anni direttamente al bancone delle ordinazioni, illuminato a giorno.