Quella notte, Mabel allineò i suoi peluche lungo il bordo del letto come una squadra di detective e sussurrò le sue scoperte a Sir Hops-a-lot, che era un coniglio e quindi un ottimo ascoltatore. «Trasporta delle casse quando nessuno lo guarda», sussurrò. «C’è un cadavere. Me l’ha detto mia mamma con le sue stesse parole.»
Gli occhi a bottone di Sir Hops-a-lot non sbatterono le palpebre, cosa che Mabel interpretò come un segno di assenso. «La signora Higgins non si è seduta sulla veranda per tutta la settimana», aggiunse, ricordandosene. «La sua sedia da limonata se ne sta lì vuota. E la lucina sulla sua rampa non si è accesa nemmeno una volta.» Aveva controllato. Le sembrava una cosa importante, come un indizio che avresti cerchiato con una penna rossa se avessi avuto il privilegio di usarne una, cosa che lei non aveva.
Si tirò la coperta fino al mento e fissò il soffitto, dove il lampione proiettava un quadrato tremolante di luce arancione. Da qualche parte là fuori, oltre la sua finestra e oltre la recinzione, il signor Higgins stava scavando qualcosa nel terreno, e Mabel decise, proprio in quel momento, che qualcuno doveva scoprire di cosa si trattasse.