«Grazie, cara», disse la signora anziana con un sorriso radioso, lasciandosi sprofondare con cautela nel cuscino di vinile blu. Jessica si sedette proprio accanto a lei, appoggiandosi la borsa sul grembo. Il cuscino del sedile era morbido e le alleviò immediatamente il dolore alla parte bassa della schiena.
Il treno prese velocità; il ritmico ticchettio delle rotaie riecheggiava sotto il pavimento mentre il treno si affacciava all’aria aperta della notte. Fuori dal finestrino, le luci sparse del sobborgo sfilavano in una sfocata scia calda e costante.
L’anziana signora si voltò verso Jessica, rivolgendole un piccolo cenno di testa pieno di comprensione. Jessica appoggiò la testa all’indietro contro il telaio del finestrino, lasciandosi trasportare dal tranquillo movimento del treno. La città poteva essere estenuante, ostile e angusta, ma mentre il vagone sprofondava in un silenzio sereno, lei sapeva che, di tanto in tanto, la semplice gentilezza riusciva ancora ad avere la meglio.