Due giorni dopo, un’imponente nave da ricerca internazionale gettò l’ancora proprio sopra le coordinate registrate dall’Aura, affiancata dalla motovedetta della Guardia Costiera che era giunta sul posto molto tempo dopo il primo evento anomalo. Dotati di bracci robotici per le profondità marine e di attrezzature di rilevamento ad alta precisione, gli archeologi hanno estratto con cura una minuscola scheggia di legno dal ponte superiore della nave, prima di lasciare l’antico vascello a riposare indisturbato nella sua tomba buia e silenziosa.
Una volta tornati in laboratorio, le analisi al carbonio confermarono rapidamente ciò che Aris e Marcus avevano osservato con stupore: il vaso aveva più di duemila anni. L’improvviso terremoto lo aveva semplicemente spinto fuori dalla piattaforma poco profonda dove era rimasto intrappolato in sedimenti densi per millenni, facendolo precipitare nel profondo santuario della fossa.
Mentre la notizia della storica scoperta faceva il giro del mondo, Aris se ne stava a poppa dell’Aura, lo sguardo rivolto verso le acque calme e avvolte dalla nebbia dell’oceano. Sapeva che da qualche parte nelle profondità buie come la pece sottostanti, migliaia di altre navi dimenticate stavano ancora aspettando nell’oscurità.